Cervello in vacanza…

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Mi sono reso conto che l’ultimo post che ho scritto su questo blog risale al 14 Agosto: penserete che me la stia spassando in vacanza da qualche parte e invece no, è il mio cervello ad essere in vacanza…

E’ un periodo privo di ispirazione in cui non ho niente da scrivere, nè tantomeno mi piace scopiazzare le notizie riportate da altri blog eppure di carne sul fuoco ce n’è stata parecchia in questo mese…

Colgo l’occasione per esprimere il mio odio verso coloro che l’estate guidano l’auto col braccio a penzoloni dal finestrino: secondo una mia personale statistica, il 90% delle volte che mi precede una macchina con l’autista in questa configurazione mi intralcia la marcia perchè guida molto lentamente, con mie relative bestemmie al seguito.

Sarà il caldo o forse questo braccio da fuori è segno che l’autista è scazzato e ha solo voglia di farsi la passeggiata? :)

Le statistiche del blog: non solo numeri

WordPress offre per gli amministratori di un blog delle statistiche molto dettagliate, che controllo quasi tutti i giorni con interesse e notevole curiosità.

Le statistiche danno numerose informazioni: posso sapere quante visite ho ricevuto (oggi, ieri, nella settimana, …), quali sono i post più richiesti, quali sono  i link più cliccati, come sono arrivati i lettori sul mio blog ovvero da quale sito provengono (il referrer) oppure quali termini i visitatori hanno inserito nei motori di ricerca per trovare questo blog.

Quest’ultimo secondo me è l’aspetto più interessante delle statistiche, perchè mi dice in un certo senso cosa voleva sapere esattamente un visitatore (perchè l’ha digitato in un motore di ricerca) e che l’ha attirato qui.

Ovvio, starete pensando voi, che se un utente ha trovato il mio blog attraverso una ricerca è perchè ha cercato qualcosa di cui ho scritto qui…
La cosa curiosa è che a volte i termini di ricerca non corrispondono esattamente con il contenuto degli articoli: basta che questi contengano alcune delle parole, anche in ordine sparso, per essere proposti come risultato della ricerca stessa.

Così nelle statistiche io mi ritrovo dei termini di ricerca (search terms) su argomenti che non ho trattato nello specifico, ma di cui magari ho fatto cenno, prendendo le parole singolarmente.

Ad esempio nelle statistiche di oggi leggo che qualcuno ha trovato il mio blog cercando “chiamate anonime da fisso”: forse questo visitatore voleva sapere come fare una chiamata anonima dal telefono fisso (a proposito, basta anteporre al numero da chiamare la sequenza *67# ) e invece avrà trovato il post sul gsmbox al quale probabilmente non era interessato.

Qualcun altro ha cercato “schede sim cellulari anonime” ma io non ho mai scritto di questo, però i termini della ricerca, presi singolarmente, sono sparsi sempre nell’articolo sul gsmbox.

Ciò accade perchè, quando l’utente effettua una ricerca, se non mette i termini di ricerca “tra gli apici”, il motore di ricerca mostrerà tutte quelle pagine che contengono quelle parole ma non necessariamente adiacenti.

Il rovescio della medaglia è che tramite questi termini di ricerca “fasulli” un blogger potrebbe ispirarsi a scrivere un nuovo post sull’argomento che in effetti il visitatore voleva realmente trovare…
Quel visitatore capitato per sbaglio sicuramente avrà trovato l’informazione che cercava su un altro sito, ma se il blogger si dovesse accorgere che una determinata ‘ricerca fasulla’ fosse ricorrente allora potrebbe seriamente pensare di scrivere un post sull’argomento.

Ecco allora che le statistiche diventano non solo uno strumento passivo per capire quanti visitatori hanno navigato in queste acque, ma può essere anche fonte di idee per i prossimi post.

Secondo voi è anche questa una elucubrazione? :)

Il pensiero e il linguaggio

pensiero

Con questo post si aggiunge un’ulteriore categoria al blog: quella delle Elucubrazioni.
Secondo il dizionario De Mauro un’elucubrazione è definita ironicamente come una lunga meditazione, spesso inconlcudente, ed è esattamente ciò che sto per fare (dopotutto vi avevo premesso che in questo blog non avrei parlato solo di tecnologia).

Spesso mi sono chiesto se la lingua che parliamo (la nostra lingua madre) influenza la velocità del nostro pensiero. Probabilmente sto dicendo una fesseria, o forse esistono già numerosi trattati sull’argomento che io ignoro.

Spesso nel tradurre una frase dall’italiano all’inglese mi rendo conto di come le frasi inglesi siano più corte, coincise e significhino la stessa cosa: a volte un’unica parola inglese può significare un intero pensiero equivalente in italiano (purtroppo adesso non mi viene in mente nessun esempio).

Allora la domanda che mi sono posto più volte è questa: se una lingua riesce ad esprimere con meno parole la stessa semantica di un’altra lingua, chi parla e pensa nella lingua “più corta” (più concisa) elabora i propri pensieri più velocemente? Riesce a preparare prima un discorso? Fa prima un ragionamento?

Da ciò scaturiscono altre domande: tutti i nostri pensieri si sviluppano nella nostra lingua? Il pensiero necessita della lingua per nascere?

Ho fatto una breve ricerca e secondo studi di Furth Il linguaggio è strumento privilegiato del pensiero, ma il pensiero senza linguaggio verbale è possibile”.

L’aver trovato dei risultati a questa mia ricerca mi ha confortato sul fatto che non sia pazzo, queste cose esistono, queste cose le hanno già studiate e non sono solo frutto della mia fantasia.

Non sono un linguista, nè uno psicologo, nè un filosofo ma vorrei sapere cosa ne pensate voi dell’argomento.

Avete mai fatto una riflessione del genere o secondo voi la mia è una pura elucubrazione?