Il pensiero e il linguaggio

pensiero

Con questo post si aggiunge un’ulteriore categoria al blog: quella delle Elucubrazioni.
Secondo il dizionario De Mauro un’elucubrazione è definita ironicamente come una lunga meditazione, spesso inconlcudente, ed è esattamente ciò che sto per fare (dopotutto vi avevo premesso che in questo blog non avrei parlato solo di tecnologia).

Spesso mi sono chiesto se la lingua che parliamo (la nostra lingua madre) influenza la velocità del nostro pensiero. Probabilmente sto dicendo una fesseria, o forse esistono già numerosi trattati sull’argomento che io ignoro.

Spesso nel tradurre una frase dall’italiano all’inglese mi rendo conto di come le frasi inglesi siano più corte, coincise e significhino la stessa cosa: a volte un’unica parola inglese può significare un intero pensiero equivalente in italiano (purtroppo adesso non mi viene in mente nessun esempio).

Allora la domanda che mi sono posto più volte è questa: se una lingua riesce ad esprimere con meno parole la stessa semantica di un’altra lingua, chi parla e pensa nella lingua “più corta” (più concisa) elabora i propri pensieri più velocemente? Riesce a preparare prima un discorso? Fa prima un ragionamento?

Da ciò scaturiscono altre domande: tutti i nostri pensieri si sviluppano nella nostra lingua? Il pensiero necessita della lingua per nascere?

Ho fatto una breve ricerca e secondo studi di Furth Il linguaggio è strumento privilegiato del pensiero, ma il pensiero senza linguaggio verbale è possibile”.

L’aver trovato dei risultati a questa mia ricerca mi ha confortato sul fatto che non sia pazzo, queste cose esistono, queste cose le hanno già studiate e non sono solo frutto della mia fantasia.

Non sono un linguista, nè uno psicologo, nè un filosofo ma vorrei sapere cosa ne pensate voi dell’argomento.

Avete mai fatto una riflessione del genere o secondo voi la mia è una pura elucubrazione?

3 Risposte to “Il pensiero e il linguaggio”

  1. Cirillo e Metodio Says:

    Secondo me non c’è rapporto fra pensiero e linguaggio. Il pensiero può essere velocissimo nel ricorrere immagini anche non legate al linguaggio verbale. Quest’ultimo è il frutto dell’elaborazione culturale di una determinata comunità umana ed è strettamente legato alla forma della scrittura. Senza dimenticare che, all’interno di ciascuna lingua scritta e parlata, esistono i dialetti delle comunità locali, le forme lessicali diverse riferite a singoli gruppi ristretti di persone, oltre ai linguaggi tecnici propri delle comunità scientifiche e tecniche, che impiegano perticolari terminologie. Quindi, per il pensiero, come scritto sopra, bisognerebbe tenere conto del linguagio non verbale, del linguaggio figurato, del linguaggio analogico come quello delle metafore, delle allegorie, dei proverbi, delle iperboli, degli aforismi, ecc.

  2. F3st Says:

    Ti sei mai chiesto perchè per dire “il libro di paolo” si in inglese si dice “tom’s book” ? ….due parole in meno. Su 100 parole ne tolgono in media 50!! Vogliamo parlare dei cinesi che hanno un linguaggio tipo ad immagini? quello che per noi è una parola, una frase, per loro è un segno ma quando parlano dicono cose come “quell’attrezo atto ad essere scritto da persone diverse da quello che lo leggeranno è di paolo, figlio di pippo, cugino di pluto” ….si lanciano in sti viaggi mentali senza pensarci due volte!
    In alcune popolazioni africane per salutarsi usano cose come “è” ..per litigare cose come “e” …senza l’accento, la stessa parola può avere 10 significati diversi in base al modo in cui è stata detta!
    Probabilmente il nostro cervello è predisposto alla lingua italiana e quindi ragioniamo in italiano con una velocità adeguata all’italiano, mentre gli americani e gl’inglesi parlano ad una velocità maggiore ma magari ci mettono più tempo a creare il concetto…quindi compensa la velocità sulla lingua italiana con una carenza nella velocità in cui elaborano i pensieri.
    Ma molto più probabilmente…anche queste sono elucubrazioni di una mente malata…come ce ne sono tante in giro 😀

  3. Ivano Says:

    Quello che dici nasce secondo me da una scorretta conoscenza dell’origine del pensiero.Il pensiero nasce come problem solving, ovvero un mezzo per affrontare e risolvere i problemi ambientali, e generalmente è un surrogato dell’azione, una simulazione immaginativa di questa. Quindi esso nasce dall’osservazione di qlcosa in precedenza.La velocità, ovvero il tempo che intercorre tra l’osservazione e l’origine del pensiero ritengo sia la stesso per tutti gli uomini del mondo. Quella di cui parli tu credo sia la logica che nasce dal pensiero ma è qlcosa di più articolato.Al massimo ti consiglio di cercare di sfogare le “tue elucubrazioni” su google per vedere se esistono trattati a riguardo,ciao


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